venerdì 13 ottobre 2006

Cioccolato, delizia e passione, non per me


Torta di cioccolato con le pere






E' in corso a Perugia il grande appuntamento di Eurochocolat, mega manifestazione sulla cioccolata. Vi sono stato l'anno scorso e, in tutta sincerità, mi ha dato l'impressione della grande fiera: bancherelle di ogni tipo di cioccolato, a tutti i gusti possibili ed immaginabili, di produttori piccoli e grandi, noti e meno noti. Forse l'aspettativa era diversa, forse cercavo qualcosa più vicina al mio essere operaio di cucina, qualcosa come laboratori di pasticceria, work-shop su torte, pasticcini, biscotti, creme ed affini inerenti al cioccolato. Invece Eurochocolat è il paradiso in terra per chi, per uno o più giorni, vuole abbuffarsi di questo regalo di Dio.
Detto questo, confesso che non amo il cioccolato. Quand'ero piccolo, nei pomeriggi d'estate passava sotto casa un gelataio ambulante con il suo carretto: era un appuntamento goloso per noi bambini, ma non solo. Un giorno ho scelto ovviamente il gelato al cioccolato; probabilmente era andato a male - con oltre trenta gradi di solleone era facile che succedesse - o era stato confezionato male, fatto sta che da allora il solo pensiero di un gelato al cioccolato mi fa venire la nausea.
Come se non bastasse, qualche anno fa ho avuto i calcoli renali (se avete un nemico, augurateglieli, sono peggio dei dolori del parto). Passata la crisi, il dietologo mi ha proibito il cioccolato perchè è un coadiuvante nella formazione dei calcoli. Così, quell'una o due volte all'anno che mi prende comunque la voglia di cioccolato, mi guardo bene di tenermene alla larga.
Questo non toglie che in cucina io lo lavori sia nei dessert sia nei primi (gli gnocchi di patate al cioccolato li ho "copiati" da Vissani, e vi assicuro che sono deliziosi, anche a detta dei clienti). Prima o poi voglio provarlo anche in abbinamento nei secondi.

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2 Comments:

Blogger fambrambilla dice che...

salve red chef, colgo l'occasione per dire la mia sulle ultime cose che mi sono successe culinariamente parlando nelle ultime settimane. Amo la barca vela e negli ultimi 2 fine settimane mi sono deliziato con amici a 2 regate una italina e una no. beh su una di queste ci siamo deliziati in un albergo a 5 stelle, ci hanno coccolato all'inverosimile e anche le nostre compagne ci hanno deliziato con ottime lecornie degne di Cracco Peck.... ieri sera .....faccio parte del Rotary,..... abbiamo organizzato una cena di beneficenza in un noto ristorante sempre a 5 stelle. Purtroppo essendo di " mestiere" non mi piace essere preso in giro, per cui martedì assieme al direttivo abbiamo chiesto di cenare con il menù della serata. Eccellente, piatti guarniti bene , diamo ultimo ok, certi che tutto sarebbe andato magnificamente, risultato? uno schifo. i piatti non erano quelli di martedì ne come qualità dei cibi ne come preparazione, non solo abbiamo atteso 1/2 ora per l'aperitivo di benvenuto ..ma.. un risotto di zucca è arrivato sbiadito s'un piatto bianco e scotto...... un semplicissimo barsato al souvignon è risultato una suola da scarpe con un fondo bruno chimico....un sorbetto al campari che del campari aveva solo il nome e per finire una pera glassata nel barolo con cioccolata calda fondente che è arrivata bianca..............non aggiungo altro..................altro che guide michelin o gambero rosso.....altro che 5 stelle meglio l'osteria e la trattoria sotto casa...

14 ottobre, 2006 12:36  
Blogger Red Chef dice che...

Stelle e stelline, forchette e forchettine dovrebbero essere il marchio di qualità di un certo locale.
Secondo me la qualità non è sinonimo né di stelle né di euro a tre cifre. Secondo il mio capo-area, quando facevo consulenze esterne, la qualità è il rapporto tra l'aspettativa del cliente e la realtà: se vado da Cracco Peck mi aspetto un certo tipo di servizio, di eccellenza dei cibi, di pulizia e di conseguenza di prezzo. Se vado, invece, nella "trattoria da camionista" so che la qualità è un altro discorso, e di fronte a certi servizi pago un certo costo.
La fortuna è trovare i servizi di Cracco Peck al costo della trattoria; la fregatura è avere l'inverso.
Aggiungo che la qualità dev'essere una costante, non una variabile, soprattutto quando un locale si mette sul petto le medaglie.

14 ottobre, 2006 17:16  

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