lunedì 19 febbraio 2007

Slow day


Ho scoperto per fortuna in ritardo che oggi era la giornata della lentezza. La slow life prevede mangiare e bere piano, camminare lentamente, non correre, pensare e meditare, e tutte quelle belle cose che dovrebbero rendere “vivibile” la vita, se ci si passa il gioco di parole.

Io non ho aderito, e non aderirò neppure i prossimi anni.

Sono un ansioso, quasi un agitato. Non sono capace di star fermo, di guardare – per esempio – la tv spaparanzato sul divano per oltre mezz’ora, di ascoltare un cd con le cuffie, ad occhi chiusi, immerso nella musica e basta. Sarò indubbiamente schizzato, ma mi sembra di perdere tempo e, se hanno ragione gli oncologi, non me ne rimane ancora molto. Per cui la tv mi va bene, la musica mi va bene, ma come sottofondo ad altre attività. E questo è il primo motivo per cui lo slow non va bene per me.

La cucina è per definizione frenesia, iperattività, stress; una cucina che non risponda a questi requisiti è una cucina che non lavora. L’adrenalina la consumiamo a dosi industriali, come il sale grosso, senza adrenalina non esiste ritmo, organizzazione, consequenzialità, piatti che escono e comande che entrano, senza adrenalina è un andante, un sussurrato, ed in cucina abbiamo bisogno del fortissimo, del molto mosso. Noi non lavoriamo con le ouverture, ma con il pieno finale dell’orchestra.

Ora, quando in cucina c’è qualcuno la cui filosofia è lo slow permanente, quella cucina non funziona. Ai miei esordi ricordo che c’erano – come ci sono sempre, dappertutto, dei momenti di pausa – degli intervalli; mi preoccupavo allora di preparare già tritata una vaschetta di cipolla, o una testa d’aglio già sbucciata: al mio chef prima o dopo sarebbero serviti. O c’era sempre uno scaffale da riordinare, il microonde da pulire, il magazzino da sistemare, lo scatolame da spacchettare, il buffet delle verdure da rimettere in sesto: in cucina c’è sempre qualcosa da fare, basta guardarsi attorno, ed avere la volontà di lavorare.

Allora se hai un aiuto che vive già di per sé e per tutto l’anno come se ogni giorno fosse una giornata della lentezza, allora non puoi festeggiare un vizio.

Ieri mattina uso la vaschetta della farina per una preparazione. Finito il lavoro, la lascio volutamente sul bancone per vedere cosa succede: dopo un’ora e mezza era ancora lì, ma all’aiuto non è passato neanche minimamente per il cervello chiedere “ti serve più?”, prendere un setaccio, passare la farina e rimettere la vaschetta a posto. In compenso il suo fondo schiena si era già sagomato con il bordo del bancone.

Stamani a fine servizio ha “controllato” se la sua linea era a posto; dalla sua espressione facciale (perché la lingua per parlare con il suo chef non la usa mai) ho capito che riteneva sufficiente quanto era già pronto. Ed infatti stasera siamo rimasti senza gnocchi di patate, senza salsa di broccoletti, con gli strangolapreti e la vellutata appena giusti.

E dovrei festeggiare la giornata della lentezza? E a quando la giornata della sviluppina?

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7 Comments:

Blogger ruben dice che...

Chissà perché, invece, ho sempre pensato che nelle "retrovie" del ristorante ci fosse proprio un'atmosfera da ouverture, una di quelle rossiniane , tipo "la Gazza Ladra"...

20 febbraio, 2007 08:47  
Blogger Pepenero dice che...

quindi anche io dovrei studiare mooolto lentamente...

20 febbraio, 2007 12:04  
Anonymous Anonimo dice che...

"La cucina è per definizione frenesia, iperattività, stress; una cucina che non risponda a questi requisiti è una cucina che non lavora."
Ah sante parole! se vedessi la lentezza con cui mio marito pela una patata o mette i piatti in lavastoviglie!

20 febbraio, 2007 14:19  
Blogger pOpale dice che...

Mi piacerebbe rallentare ogni tanto, ma ho paura di perdere il ritmo. Ti ho citato su un mio post.

20 febbraio, 2007 15:00  
Anonymous Anonimo dice che...

Siete sempre tutti/e molto carini/e.

x Popale: ti ringrazio per la citazione e chiedo venia per aver ignorato il tuo blog (Alzheimer ?). Provvedo subito.

20 febbraio, 2007 17:09  
Blogger Labelladdormentata dice che...

Caro Red chef hai proprio ragione: quando non ho voglia di adrenalina, non cucino!
Sono le sere in cui si mangiano affettati!

20 febbraio, 2007 21:07  
Blogger Sandra dice che...

Live slow???!!! E' il mio motto... :)
Mica sempre, però!!
grazie caro red, tu sai! Sei un amico!
Beso

21 febbraio, 2007 14:29  

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