Cicli lunari.
Se tra i lettori di questo blog c'è uno psicologo mi aiuti, lo prego, a capire la logica collettiva che sta dietro a certe scelte.
Non mi riferisco alle partenze intelligenti per le ferie o i lunghi ponti festivi. Lì penso che la logica sia quella perversa di voler fare gli originali, partendo quando nessuno parte; così abbiamo milioni di originali che fanno la stessa cosa, cioè partire tutti insieme. Oppure la logica imbecille di mettersi in viaggio appena usciti dall'ufficio, senza pensare che gli uffici chiudono tutti alla stessa ora. Ma non è questo che mi interessa.
Vorrei capire come mai - e, credetemi, capita in tutti i ristoranti, osterie, pizzerie d'Italia e forse del mondo - le scelte dei piatti sono tutte uguali, a periodi alternati.
Mi spiego.
Può essere normale che in una tavolata ci sia un comportamento analogo: essendo un gruppo di persone che stanno insieme - si presume - per affinità culturali, professionali, geografiche, sentimentali o di altro tipo, è chiaro che ci possano essere anche affinità culinarie. Se uno ordina una mousse, è facile che anche altri lo seguano nella scelta. Forse potrebbe trattarsi di un comportamento emulativo o di conformismo, e fin qui è comprensibile, in quanto il soggetto più deciso è normale che influenzi i meno risoluti.
Quello che invece fa impazzire la cucina è come mai persone a tavoli differenti, senza alcun rapporto fra loro, ordinino lo stesso piatto lo stesso giorno e per più giorni consecutivi, per poi abbandonarlo in blocco per un periodo altrettanto lungo. Si potrebbe definire una scelta a fasi alternate.
Perchè succede questo? Bah, impossibile entrare nella testa delle persone.
La conseguenza è che salta completamente uno dei cardini su cui si regge il reparto cucina, la programmazione. Sull'onda delle ripetute e numerose richieste in cucina si produce una grande quantità di quel determinato piatto, salvo poi trovarsi ingolfati di un prodotto che non va più.
Di fronte a questi fenomeni - li definiamo paranormali? - do una spiegazione altrettanto paranormale: forse esiste in tutto ciò l'influenza dei cicli lunari. Chiederò a Frate Indovino.
Non mi riferisco alle partenze intelligenti per le ferie o i lunghi ponti festivi. Lì penso che la logica sia quella perversa di voler fare gli originali, partendo quando nessuno parte; così abbiamo milioni di originali che fanno la stessa cosa, cioè partire tutti insieme. Oppure la logica imbecille di mettersi in viaggio appena usciti dall'ufficio, senza pensare che gli uffici chiudono tutti alla stessa ora. Ma non è questo che mi interessa.
Vorrei capire come mai - e, credetemi, capita in tutti i ristoranti, osterie, pizzerie d'Italia e forse del mondo - le scelte dei piatti sono tutte uguali, a periodi alternati.
Mi spiego.
Può essere normale che in una tavolata ci sia un comportamento analogo: essendo un gruppo di persone che stanno insieme - si presume - per affinità culturali, professionali, geografiche, sentimentali o di altro tipo, è chiaro che ci possano essere anche affinità culinarie. Se uno ordina una mousse, è facile che anche altri lo seguano nella scelta. Forse potrebbe trattarsi di un comportamento emulativo o di conformismo, e fin qui è comprensibile, in quanto il soggetto più deciso è normale che influenzi i meno risoluti.
Quello che invece fa impazzire la cucina è come mai persone a tavoli differenti, senza alcun rapporto fra loro, ordinino lo stesso piatto lo stesso giorno e per più giorni consecutivi, per poi abbandonarlo in blocco per un periodo altrettanto lungo. Si potrebbe definire una scelta a fasi alternate.
Perchè succede questo? Bah, impossibile entrare nella testa delle persone.
La conseguenza è che salta completamente uno dei cardini su cui si regge il reparto cucina, la programmazione. Sull'onda delle ripetute e numerose richieste in cucina si produce una grande quantità di quel determinato piatto, salvo poi trovarsi ingolfati di un prodotto che non va più.
Di fronte a questi fenomeni - li definiamo paranormali? - do una spiegazione altrettanto paranormale: forse esiste in tutto ciò l'influenza dei cicli lunari. Chiederò a Frate Indovino.
Etichette: Uno sguardo in sala


1 Comments:
ma vedi caro red chef, vorrei entrare in una cucina ad orario di punta con la cameriera che ti arriva e ti inizia a leggere la comanda ..tav 8 6 persone. e alla fine ti ritrovi con 7 e perchè no 8 portate diverse. io tu o qualsiasi altro cuoco guardiamo quella ragazza con la voglia di strozzarla.... e magari gli diamo anche dell'imbranata perchè non è stato in grado di far fare a nostri ospiti quello che tu dici ossia di raggruppare un piatto che vada bene a tutti.... per poi non parlare delle mode.
il problema è un altro,in Italia solo in pochi locali si mangia bene. Tutti ora grazie a Bersani edizione 2006, e alle precedenti edizioni dei governi di sinistra, si annunciano grandi chef,e la professionalità dei ristoratori è finita come suola di scarpe. questi illustri segueno tutte le trasmissioni di cucina elaborano piatti dai nomi più fantasiosi, ma alla fine tutti finiscono a mangiare per dire trenette al pesto perchè a partire dalla prova del cuoco, per poi passare alle edizioni del gambero rosso chanel, ti bombardano di quel piatto. sono poche le persone che si siedono al tavolo e ricercano una prelibatezza da assaggiare, o un piatto tradizionale .... sono pochi anche i locali che investano sulla professionalità del personale o sulla ricerca delle materie prime. tutto questo fa male alla ristorazione. siamo diventati dei caproni se uno si butta giù dal fosso gli altri li seguono.... ma sai cosa ti dico se la sù c'è un angelo...dio è troppo ...che si occupa della mensa di san Pietro, primo o poi riuscirà ad entrare nella testa dei caproni....non bisogna mollare...
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