giovedì 1 febbraio 2007

Auguri, Farrah!


Farrah Fawcett compie sessanta splendidi anni. Mi si scusi lo spazio occupato, ma non potevo lasciar passare in silenzio una data così importante, quasi quanto la presa della Bastiglia.
Per i maschietti della mia età, ma anche per gli altri che sono venuti dopo, la Charlie's Angel bionda era e rimane anche a sessant'anni un piatto che, assaggiato una volta, non si scorda più.
Quante cucine sono state decorate con le sue performance...

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martedì 30 gennaio 2007

Caffè e latte



Leggo, anzi stavolta vedo nel solito giornale online le immagini di una cafeteria americana con tanto di prosperose cameriere dal generoso décolleté.
Abbiamo sempre guardato agli States come terra di nuove mode ed esperienze che, di lì a poco, avrebbero invaso anche il nostro Bel Paese. Che uno fra i più prestigiosi quotidiani italiani mi metta sulla sua homepage una notizia del genere, mi lascia perlomeno perplesso. Dove sta la news?

Sfido qualunque bar e ristorante nostrano a scegliere il suo personale di sala o al banco in base alla pessima presenza. Meglio un'oca con un paio di tette così che una Nobel sdentata alla cassa, o no? E' una questione di matketing: per portar fuori piatti o servire un caffè il nostro personale non viene scelto in base a quante lauree ha nel suo curriculum, ma possibilmente sull'immagine che propone di sè. Che, poi, lo stesso discorso vale per i cuochi: uno chef che porta una 58 ma non sa fare una besciamella è preferibile (in sala) ad un genio della cucina che sembra appena arrivato dal Bangladesh o dall'isola dei famosi. Sarà uno stereotipo, ma una bella pancia nel cervello del cliente significa: qui si mangia bene.
Insomma, l'abbiamo detto tante volte, l'occhio vuole la sua parte.

Su questo l'America non ci insegna nulla. Un paio di mesi fa, in giro per l'Umbria e la Toscana, superata Baschi con il suo monumento a Vissani, mi immetto sulla statale che porta a Perugia. C'è una deviazione per lavori in corso che mi porta alla periferia di non mi ricordo quale paese, vedo l'insegna di un bar e decido di fare una pausa. Sono le dieci di domenica mattina e gli avventori - considerando il posto e l'ora - sono anche tanti, al bancone una trentenne ben attrezzata ci chiede cosa prendiamo. Beh, nonostante l'ora, vi assicuro che era difficile guardarla negli occhi per darle l'ordinazione: la palpebra calava impietosamente sul davanzale, anche non volendo. Credo bene che gli affari andavano a gonfie vele (è proprio il caso di dire).

I ristoratori seri, quelli in, quelli con le stelle, so che con questo discorso non sono d'accordo, e mi associo. E' vero, come diceva quella pubblicità, che la patatina tira sempre, ma non fa affatto né classe né eleganza esporre centimetri quadrati di pelle gratuitamente, anzi.
Coco Chanel insegna. In visita all'Hotel des Ambassadeurs, a Parigi, la direzione ci assegna un'accompagnatrice non meglio definita (impiegata, hostess o direttrice? Quest'ultima ipotesi la escluderei, visto che sarà stata appena oltre i trent'anni). Niente gioielli per la signorina, neanche un anello, capelli neri raccolti in uno chignon, niente trucco pesante, calze chiare, scarpe décolleté nere con tacco 3, abitino Chanel blu con scollatura a giro collo, maniche a trequarti e gonna appena sopra al ginocchio. Lo confesso, me ne sono innamorato.
Lo charme non va a cmq. di scollatura.

Ultima considerazione sul giornalismo nostrano. Se l'America è quella di Sex and the City, questa delle cameriere in top Repubblica poteva anche risparmiarsela.

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sabato 27 gennaio 2007

Tavoli separati



"C'è qualcuno in sala che vuole salutarti". Spesso sono clienti-amici che bon ton vuole che si risponda con un sorriso, altre volte sono degli emeriti scassamarroni. Guardingo metto la testa in sala e trovo Giorgio (chiamiamolo così per convenzione): "Che fai da 'ste parti? Sei da solo?"
Sguardo imbarazzo: "Passavo di qui, sì, sono da solo". La serata è quasi finita, quindi ho tutto il tempo di dedicarmi ad un caro vecchio amico.

Giorgio ed io, due vite parallele. Ci passiamo di qualche mese, due figli entrambi e - com'è la vita! - coetanei, i suoi tutti e due che lavorano, stesso percorso di vita, stessi ideali sessantottini.
"Claudia (chiamiamola così anche lei per convenzione) come sta?".
Silenzio imabarazzato.
"Stiamo separandoci".
Cos'è e com'è successo? Mi sembra impossibile. Una coppia di ferro, sempre insieme, mano nella mano, niente grilli per la testa. Se fossero altre persone la cosa non mi stupirebbe, ma Giorgio e Claudia, proprio non ci credo.
"Hai un'altra? C'è un altro?"
Giorgio nicchia. Capisco che non gli va di parlarne, anche se abbiamo condiviso cose ben più segrete. Poi si stappa, e racconta.

"No, non c'è nessun'altra, e non credo che neanche lei abbia un altro. Da un po' di tempo la vedevo strana, non si parlava se non di lavoro. Dopo cena, quando finalmente eravamo da soli a casa, si piazzava davanti alla televisione e basta".
"Ma... sesso?"
"L'abbiamo sempre fatto, bene, anche se dovevo sempre chiedere io" - ... silenzio imbarazzato... - "Insomma, dopo quasi trent'anni insieme mi aspettavo ogni tanto qualche slancio, per ravvivare la solita minestra. Sarà la pre-menopausa, sarà qualcos'altro, non so, ma da quattro mesi non si batte chiodo. Ogni tanto buttavo lì una battuta, una provocazione: conosci Claudia, non è stupida, e le cose le capisce al volo. Invece niente, nessuna reazione".
Pausa di silenzio.
"Sai, è come quando ti innamori: sai che sei innamorato, ma non sai definire cos'è. Così arrivi ad un punto che capisci chiaramente, lo avverti, anche se non sai definire come, che è finita. Martedì sera mi decido ad affrontare l'argomento. Le dico: mi sembra che ci sia qualcosa che non va, è tutto finito?"
"Sai cosa mi ha risposto? Se lo dici tu. Chiusa la discussione. Nessuna reazione, nessun non dico dolore, ma almeno rammarico, acqua fresca, come se essere stati insieme per trent'anni sia stata acqua fresca. Nessun impeto d'orgoglio per dire, eh no, non butto via così trent'anni insieme. Cazzo, abbiamo messo su una famiglia insieme".

Giorgio sta facendo i bagagli e, sembra, la cosa non tocca minimamente Claudia.
Cosa sta succedendo? Com'è che le coppie scoppiano così da un giorno all'altro? Capisco i ragazzini che si conoscono sui banchi di scuola, capisco che crescendo non sempre i percorsi coincidono, subentrano altri interessi, altre idee, altre esperienze, ma non capisco come può succedere che una persona imploda.
Ai tempi delle prime lotte femministe (il corpo è mio e me lo gestisco io) nelle donne c'era una ricerca di identità del proprio ruolo nella famiglia e nella società. Lotte sacrosante. Ora mi pare che la ricerca è nel mandare affanculo gli uomini, per il puro gusto di farlo, come a dire: io sono donna, sono autosufficiente, e non me frega un accidente né di te né di voi, maschi in genere. Io sono io, punto e basta.
Poi sento nei dibattiti televisivi di metà pomeriggio: dovete crescere, cari uomini, diventare maturi, non siamo il vostro zerbino. Io sono cresciuto con altri princìpi, come quello della democrazia anche nella vita di coppia; quando una persona vuole sopraffare un'altra, non è più democrazia, ma dittatura.
Prima era da una parte, ora sta arrivando dall'altra?

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martedì 2 gennaio 2007

Mmmm...


Il cotechino - apprendo dal sito a cui rimando e da cui ho tratto queste notizie - è un insaccato di budello di maiale il cui interno è costituito da un impasto di carne magra di suino, lardo, cotenna, spezie ed erbe aromatiche.
E' insieme alle lenticchie un tipico piatto beneaugurale.
Il cotechino molto più antico dello zampone,è nato come insaccato povero: veniva consumato abitualmente col minestrone e con la zuppa di legumi.
Il cotechino lo facevano, ovviamente a mano, i “lardaroli e salsicciari” modenesi, gli ex “beccai”, che si riunirono in corporazione autonoma solo a partire dal 1547. Ma è di circa duecento anni dopo, del 1745 (curiosamente, una “data anagrammatica” rispetto alla precedente) la prima citazione ufficiale del cotechino: in un “calmiere” ne viene indicato il prezzo, e la prima ricetta compare l’anno successivo. Praticamente l’altro ieri, se si pensa che la prima raffigurazione di un salame è stata trovata a Tebe nella tomba di Ramsete II, e risale al 1166 a.C.
Fin qui la storia, in estremissima sintesi.
Per la cronaca, invece, pare che il cotechino non sia mai stato così popolare come quest'anno, almeno guardando l'affollamento sulle tavole degli italiani e sui vari blog culinari.
Porta fortuna, dicono, mangiarlo a Capodanno e quindi, vai con i cotechini, quelli fimati per l'alta cucina, quelli della Coop per le mense familiari più modeste. L'importante è mangiarlo a Capodanno.

Ma, per caso, non è un modo di dire della serie: se lo fai a Capodanno lo fai tutto l'anno? Pensiamoci bene.
Già la forma (del cotechino) ricorda qualcos'altro in effetto Viagra. Bello, grosso, grasso, turgido, con la sua pellicina attorno che va accuratamente incisa-circoncisa prima di mangiarlo. Qualcuno obietterà che per forza di cose ha lo forma che ha, visto che si usa il budello. Ma si sarebbe potuto usare un altro budello o un altro contenitore. Per me è stato fatto apposta, come per il culatello che, sì viene fatto con la carne della culatta, ma viene anche confezionato nella stessa forma naticale. Nomen omen.
Si taglia (il cotechino) a fette grosse o sottili, a seconda della preferenza, un rito liturgico che mi fa venire i brividi e mi impone di difendermi come fanno i calciatori in barriera. Per il sesso femminile, immagino, il rito deve avere un che di diabolico, alla Bobbit, una forma di rivalsa genetica.
Sta di fatto che il cotechino, una volta introdotto nell'orifizio orale con lussuria, viene delicatamente masticato prima a destra, poi a sinistra (o viceversa), poi impastato nella stessa cavità orale con l'uso prolungato della lingua. Solo quando (il cotechino) sarà stato lavorato ed avrà raggiunto la consistenza desiderata, verrà deglutito. In bocca rimarrà un gusto intenso, pastoso, anche grasso che solo un sorso di vino corposo riuscirà a sciogliere completamente.
Secondo gli esperti (il cotechino) stimola e rilassa allo stesso tempo, riconcilia con la vita, fa bene alla giovialità (non a caso l'hanno inventato gli emiliani che, si sa, sono dei gran goduriosi).
Se ne consiglia l'uso in coppia, per i più sfrenati anche in gruppo.

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domenica 17 dicembre 2006

Autoreggenti a Natale


Avvertenza: questo post ha il bollino rosso, se ne consiglia la lettura solo ad un pubblico adulto.

Natale e Capodanno: si tromba! Da una delle solite ricerche (inutili) risulta che settembre è il mese con le maggiori nascite, quindi, se due più due fa quattro, anzi nove (mesi), Natale e Capodanno è il periodo in cui si tromba di più, o comunque con più spensieratezza. E lo dice uno che ha due figli, tutti e due di settembre.
Con più spensieratezza. E sì, perché si sta meno attenti alla contraccezione. Io sono di quella generazione che non ha fatto la guerra, ma l’amore: Woodstock, i figli dei fiori, gli hippies, ma anche lo jud e la pillola. Gli altri sono venuti dopo.
Ora si pratica la contraccezione orale:
- Cara, facciamo l’amore?
- NO!
(battuta di Beppe Grillo)
Ma è vero.
Enrico, un mio caro amico, un giorno mi ha detto:
- Le donne si dividono in due categorie: quelle che non la danno a nessuno, e quelle che la danno a tutti meno che a te.
Punto e a capo.
Mia figlia, universitaria ventunenne, mi ha spiegato che le ragazze di oggi si dividono in fighe secche (noi dicevamo, quelle che se la tirano), fighe di legno (che comunque non la danno), lesbiche (e figurati se la danno ad un uomo) e normali (ma mi par di aver capito che sono un’esigua minoranza).
Lasciamo allora perdere le ventenni, anche per una sorta di pudore cronologico, ma soprattutto perché manco ti cagano, essendo noi ormai un complemento dell’arredo urbano o domestico.
Passiamo alle trentenni, ma come fanno a trombare prese come sono dai pargoletti (adesso vanno molto di moda in numero di tre) e dal mutuo per la casa? Non c’è tempo per altro.
E vai quindi con le quarantenni, le migliori, quelle che conoscono già le prime trentadue posizioni del Kamasutra, quelle che vogliono dimostrare che hanno ancora l’energia delle ventenni, quelle che il marito comincia a trascurare, quelle che vogliono sparare tutte le cartucce possibili prima della fatidica menopausa. Ma, c’è un ma: c’è la carriera, i breefing, i brainstorming, le conventions. E che cazzo! No, per questo il tempo non c’è mai.
Prima di andare in ospizio, ti rassegni alle cinquantenni. Qui gioca l’esperienza (loro). “Se proprio devo darla, voglio darla al miglior offerente”. Ecco quindi che non contano più le rughette attorno agli occhi per una vita vissuta, le maniglie dell’amore che (dicono) fanno molto sexy, lo sguardo languido (“Stasera hai gli occhi da triglia”), il fondo schiena ancora decente, lo sfioramento (“Ma che fai? Ci provi con le molestie sessuali?”). L’importante, a questo punto della partita, è il mix di fondi d’investimento, obbligazioni ed anche un po’ di azioni, non troppe, perché è un capitale di rischio.
Resta la buona, cara e vecchia (si fa per dire) moglie. Ma, a Natale, tornano a casa i figli.
Proveremo dopo Epifania.

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venerdì 13 ottobre 2006

Non è mai troppo tardi

Mi ha colpito la notizia di qualche giorno fa di quel nonno che a 91 anni si è laureato. La difficoltà più grande, secondo quanto affermato dall'attempato studente, è stato imparare l'uso del computer e di Internet. Ora, visto che anche tra i cuochi esiste molta ignoranza informatica, vorrei dare un piccolo contributo personale, anche se chi legge un blog per forza di cose usa già bene o male un pc e va in rete.
Diffidate di tutti i corsi a pagamento: con gli stessi soldi comperatevi un pc, e cominciate a smanettare, prima con un foglio di scrittura (Word, per chi ha Windows), poi con un foglio di calcolo (Excel). Poi passate a programmi un po' più complessi, come quelli di grafica e di elaborazione web; provate e riprovate, non abbiate paura, non esiste un tasto che fa esplodere il computer o cancella tutto l'HD. Sbagliando si impara.
A questo punto, quando sapete maneggiare abbastanza bene i programmi (che poi sono tutti più o meno uguali: file, modifica, visualizza, ecc.) dotatevi di uno scanner e di un modem (certe società di connessione alla rete lo includono già nel pacchetto di abbonamento) ed il gioco è fatto.
All'inizio comperavo molte riviste di cucina e le mettevo via; poi, quando la carta ha cominciato a riempirmi le stanze, ho adottato il metodo dello strappo: levavo le pagine con le ricette che più di interessavano e le mettevo in alcune cartellette, suddivise per antipasti, primi, secondi, contorni, e via dicendo. Ma anche così rischiavo di crearmi delle montagne di carta. Allora, ecco lo scanner. Oggi con poca spesa ci si può attrezzare di questa macchina miracolosa che, in poco tempo, trasforma il cartaceo in virtuale, come una fotocopiatrice che - invece di fare una copia sempre di carta - mi fa una copia elettronica da conservare nel computer.
Un consiglio: una volta trovato il vostro migliore modello di pagina, usate sempre quello. Io ad esempio uso l'impostazione tradizionale: titolo della ricetta riquadrato ed in grassetto al centro, numero delle persone per cui è fatta la ricetta (importante! quando avrete da fare un piatto per 20, e la ricetta è per 4 persone, basta fare una proporzione), ingredienti, procedimento e foto del piatto. Tralascio il tempo di preparazione, il costo e le calorie, che non mi interessano.
Il lavoro è fatto? No, perchè si tratta ora di ordinare le ricette - ma anche notizie utili, suggerimenti, foto, appunti di corsi, listini prezzi - secondo dei criteri di facile consultazione. Io, per esempio, mi sono costruito con Front Page una homepage (una copertina) con i collegamenti ai fogli successivi, sempre in Front Page, di antipasti, primi, secondi, eccetera. Come se con il cartaceo avessi un raccoglitore, dentro le cartelline, ed ancora dentro i vari fogli.
Con il tempo anche questo non mi bastava più, per cui ho diviso ogni piatto a seconda della tipologia e della stagionalità. Mi spiego.
Cartella dei primi. Li ho divisi in minestre, paste al salto, paste al forno, paste ripiene, riso e gnocchi; poi ogni tipo l'ho ulteriormente diviso per ricette che vanno bene tutto l'anno (con le patate, ad esempio) e per stagione (asparagi in primavera, cetrioli in estate, ecc.). In questo modo mi trovo bene nella ricerca veloce.
Ma ognuno ha il suo metodo. Io vi ho suggerito il mio. Non dimenticate - se la ricetta è firmata - di metterci anche il nome dell'autore, ed un appunto personale quando l'avrete provata.
Ultimo consiglio. Se siete dei cuochi giramondo, o se usate il pc sia a casa che in cucina, prendetevi un portatile, che oggi ormai costa come un laptop di qualche anno fa.
Ora non avete più scuse: mettevi al lavoro e smanettate.

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martedì 10 ottobre 2006

Le donne lo fanno poco


Le italiane lo fanno poco e spesso sono insoddisfatte: con questo titolo Repubblica online di oggi non si riferisce al ragù di lepre ma - indovinate un po' - al sesso, sì, proprio al sesso.
E questo cosa c'entra in un blog di cucina? C'entra, c'entra, e fra poco ci arriviamo.
Nell'articolo che segue, Repubblica riporta i dati dell'ultima indagine Censis sul costume delle donne italiane; chi ha voglia di capire un po' di più delle donne di oggi - ho detto un po', non tanto né tutto - può andare a leggersi tutte le percentuali; a me interessano un paio di dati per capire quello che succede nelle nostre sale da pranzo.
Solo uno 0,8 percento - ripeto: 0,8 percento - sceglie per un appuntamento galante, con prospettiva di una relazione, i ristoranti o altri locali (i cosiddetti speed dinner, dinner dating, ecc.). Ai miei tempi, e non era il Risorgimento, l'approccio classico avveniva davanti ad una tavola apparecchiata, anche solo in una pizzeria, se non potevamo permetterci un ristorante (allora le pizzerie costavano molto meno di un ristorante). Si mangiava, si beveva, si parlava, si rideva, ci si conosceva, ci si guardava negli occhi, si parlava con gli occhi, e poi si usciva per andare da qualche parte, meglio se a casa propria o di lei.
Bene, le donne italiane di oggi tutto questo l'hanno cancellato completamente: lo 0,8 percento vuol dire che su mille donne che inviti fuori a cena, solo otto accettano l'invito. Non vale la pena sprecare tanto fiato per così scarse possibilità, anche perchè non vuol dire che poi...
E poi c'è un altro dato che mi ha fatto riflettere: il 38,8 percento sceglie le uscite serali in gruppo per acchiappare. Dove vanno queste quasi quattro donne su dieci? Il Censis non lo dice, ma visto che non vanno al ristorante, si può arguire che vadano agli incontri dei Papa Boys, oggi molto di moda, o in qualche gruppo di ascolto della Fattoria, o a sbronzarsi di ecstasy in periferia (per poi magari essere stuprate).
Di certo non vanno "fuori", cioè in qualche locale per stare gioiosamente insieme.
Quando frequentavamo Salisburgo, con mia moglie ci siamo sorpresi a vedere quante donne uscivano fra di loro il lunedì sera, non il sabato o la domenica, ed andavano al ristorante per passare un paio d'ore a bere una bottiglia di buon vino, chiaccherare e ridere insieme. Su quell'esempio per un periodo mia moglie ed io abbiamo pubblicizzato il nostro locale come luogo di intrattenimento sociale per le donne: un fiasco completo. Non solo le donne non escono con gli uomini, ma non escono neanche fra di loro.
E poi senti i mariti che ricordano i bei tempi passati, quando la moglie la dava ancora, e le donne che gli viene la nausea solo a parlare di farlo.
Come italiani saremo anche fra i primi in cucina, ma a letto...

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mercoledì 20 settembre 2006

Coppie vecchie e nuove

Dalla tavola al letto il passo è breve, anche nel senso inverso. Ne abbiamo già accennato e non occorre essere grandi psicologi per capirlo. Da sempre un appuntamento nell'alcova è preceduto da un incontro a tavola, anzi, molto spesso il volez-vous déjeuner avec moi sottintende il volez-vous couchez avec moi.
Avevo conosciuto una ragazza in occasioni diverse e mi era sembrata un tipo interessante per starci insieme, non nel senso sentimentale, ma proprio come rapporto interpersonale di cultura, di scambio di opinioni, di esperienze. Una sera mi prende la voglia di invitarla a cena fuori, una semplice pizza, per parlare un po', per stare un'oretta in simpatica compagnia. Le telefono, e non vi racconto gli sforzi per farle capire che il mio invito era limitato alla cena, che non ci sarebbe stato nessun dopocena.
(E' successo anche il contrario, di invitare a cena esclusivamente con l'obiettivo del dopocena, che poi è andato buco, ed è stata un pasto che ho digerito con molta difficoltà.)

La cena, quindi, come un preliminare.
E' interessante osservare, con la massima discrezione e con la professionalità che richiede il nostro lavoro, le coppie che siedono ai nostri tavoli. Tralasciando le mogli ed i mariti, vi sono gli amanti che spesso vengono da lontano: scelgono un tavolino appartato - se c'è - non creano rogne in cucina, vogliono un buon vino, parlano sottovoce, magari si dilungano un po' tanto, paga lui regolarmente, e scompaiono. A volte ritornano ciclicamente (una volta al mese) e diventano degli amici per il ristoratore che li rivede con piacere.
C'è poi il marpione, il play boy, sempre di una certa età, che arriva la prima volta con la moglie, poi una seconda con "un'amica" (con inevitabile figuraccia nostra: ciao, la signora come sta?), poi con un'altra "amica", poi con la brasiliana di turno, per poi scomparire del tutto quando evidentemente la moglie ha sistemato per le feste il cornificatore incallito.
Ultimamente, e sempre più spesso, sono ospiti - gradite - le nuove coppie, dello stesso sesso. Intendiamoci, non tutti i maschi e le femmine che escono con un altro maschio o un'altra femmina sono omo. Gente in rapporto di lavoro o d'affari, semplici amici, o altro tipo di situazioni non compromettenti sono facilmente individuabili: disinvolti, alla fine chiedono la fattura o fanno alla romana.
Gay e lesbiche, invece, tendono a mascherarsi da amici o colleghi, ma poi finiscono nel cliché degli amanti: tavolo appartato, parlare sommesso, sguardo fisso negli occhi del partner, degustazione lenta per prolungare il più possibile il piacere di stare insieme (a volte anche troppo). Quasi sempre non tornano più, o se tornano la loro presenza è talmente discreta che non si ricordano, anche se non passano inosservati. "Cosa prendono le lesbiche del tavolo 8?" chiedono in cucina."Come hai fatto a capire che sono lesbiche?" risponde la cameriera". E' evidente, anche se non si scambiano effusioni sentimentali.
Tra donne questo non succede mai, mentre qualche volta i gay si fanno prendere la mano e la cosa imbarazza non poco la proprietà ed il personale di sala. Un maggiore self control in questi casi sarebbe necessario.
Ultima considerazione a margine di tutto questo discorso. I gay con il personale femminile hanno un ottimo rapporto; se c'è una cameriera piacente o anche solo simpatica, il gay la tratta con cordialità e disinvoltura. La lesbica, invece, ti odia a priori in quanto maschio: se come chef tenti l'approccio professionale al tavolo, ti fa capire senza mezzi termini che non sei gradito. Sono queste, non le single, le nuove zitelle.

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martedì 12 settembre 2006

Signorina, porta il perizoma o le coulottes?

Miki, il marito della Betta che saluto caramente, qualche sera fa è venuto a cena con degli amici, simpaticissimi, e quindi va da sè che dopo il caffè ci si fumi insieme una sigaretta, rigorosamente all'aperto. Godendo degli scampoli della bella stagione, il discorso spazia dalla cucina ai ristoranti ed uno degli amici ci racconta che in un noto ristorante emiliano, pluristellato dalla Michelin, il proprietario regala alle proprie cameriere la lingeria rigorosamente in seta che devono indossare durante il servizio.
Ammesso che non sia una leggenda metropolitana, la cosa - capite bene - eccita la mia fantasia e mi fa sorgere alcune domande. Assodato che quel patron regala la lingeria con lo scopo dichiarato che la signorina, perfettamente a suo agio sotto la divisa (presumo), riuscirà a trasmettere al commensale il meglio della sua professionalità nel servizio di sala (...), ma come fa il patron a sapere se le signorine seguono gli ordini della direzione? Controlla? E se lo fa, contrattualmente non ci sono obiezioni? Più privacy di così...
E cosa porteranno sotto le fanciulle? Push-up o coppe normali? Tanga, slip, perizoma o coulottes? Reggicalze o autoreggenti? Bianco come la verginità, nero malizioso e sporcaccione, o colorato trendy?
A me il solo pensiero mi bloccherebbe la digestione subito.

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