Auguri, Farrah!

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Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

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Leggo, anzi stavolta vedo nel solito giornale online le immagini di una cafeteria americana con tanto di prosperose cameriere dal generoso décolleté.
Abbiamo sempre guardato agli States come terra di nuove mode ed esperienze che, di lì a poco, avrebbero invaso anche il nostro Bel Paese. Che uno fra i più prestigiosi quotidiani italiani mi metta sulla sua homepage una notizia del genere, mi lascia perlomeno perplesso. Dove sta la news?
Sfido qualunque bar e ristorante nostrano a scegliere il suo personale di sala o al banco in base alla pessima presenza. Meglio un'oca con un paio di tette così che una Nobel sdentata alla cassa, o no? E' una questione di matketing: per portar fuori piatti o servire un caffè il nostro personale non viene scelto in base a quante lauree ha nel suo curriculum, ma possibilmente sull'immagine che propone di sè. Che, poi, lo stesso discorso vale per i cuochi: uno chef che porta una 58 ma non sa fare una besciamella è preferibile (in sala) ad un genio della cucina che sembra appena arrivato dal Bangladesh o dall'isola dei famosi. Sarà uno stereotipo, ma una bella pancia nel cervello del cliente significa: qui si mangia bene.
Insomma, l'abbiamo detto tante volte, l'occhio vuole la sua parte.
Su questo l'America non ci insegna nulla. Un paio di mesi fa, in giro per l'Umbria e la Toscana, superata Baschi con il suo monumento a Vissani, mi immetto sulla statale che porta a Perugia. C'è una deviazione per lavori in corso che mi porta alla periferia di non mi ricordo quale paese, vedo l'insegna di un bar e decido di fare una pausa. Sono le dieci di domenica mattina e gli avventori - considerando il posto e l'ora - sono anche tanti, al bancone una trentenne ben attrezzata ci chiede cosa prendiamo. Beh, nonostante l'ora, vi assicuro che era difficile guardarla negli occhi per darle l'ordinazione: la palpebra calava impietosamente sul davanzale, anche non volendo. Credo bene che gli affari andavano a gonfie vele (è proprio il caso di dire).
I ristoratori seri, quelli in, quelli con le stelle, so che con questo discorso non sono d'accordo, e mi associo. E' vero, come diceva quella pubblicità, che la patatina tira sempre, ma non fa affatto né classe né eleganza esporre centimetri quadrati di pelle gratuitamente, anzi.
Coco Chanel insegna. In visita all'Hotel des Ambassadeurs, a Parigi, la direzione ci assegna un'accompagnatrice non meglio definita (impiegata, hostess o direttrice? Quest'ultima ipotesi la escluderei, visto che sarà stata appena oltre i trent'anni). Niente gioielli per la signorina, neanche un anello, capelli neri raccolti in uno chignon, niente trucco pesante, calze chiare, scarpe décolleté nere con tacco 3, abitino Chanel blu con scollatura a giro collo, maniche a trequarti e gonna appena sopra al ginocchio. Lo confesso, me ne sono innamorato.
Lo charme non va a cmq. di scollatura.
Ultima considerazione sul giornalismo nostrano. Se l'America è quella di Sex and the City, questa delle cameriere in top Repubblica poteva anche risparmiarsela.
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"C'è qualcuno in sala che vuole salutarti". Spesso sono clienti-amici che bon ton vuole che si risponda con un sorriso, altre volte sono degli emeriti scassamarroni. Guardingo metto la testa in sala e trovo Giorgio (chiamiamolo così per convenzione): "Che fai da 'ste parti? Sei da solo?"
Sguardo imbarazzo: "Passavo di qui, sì, sono da solo". La serata è quasi finita, quindi ho tutto il tempo di dedicarmi ad un caro vecchio amico.
Giorgio ed io, due vite parallele. Ci passiamo di qualche mese, due figli entrambi e - com'è la vita! - coetanei, i suoi tutti e due che lavorano, stesso percorso di vita, stessi ideali sessantottini.
"Claudia (chiamiamola così anche lei per convenzione) come sta?".
Silenzio imabarazzato.
"Stiamo separandoci".
Cos'è e com'è successo? Mi sembra impossibile. Una coppia di ferro, sempre insieme, mano nella mano, niente grilli per la testa. Se fossero altre persone la cosa non mi stupirebbe, ma Giorgio e Claudia, proprio non ci credo.
"Hai un'altra? C'è un altro?"
Giorgio nicchia. Capisco che non gli va di parlarne, anche se abbiamo condiviso cose ben più segrete. Poi si stappa, e racconta.
"No, non c'è nessun'altra, e non credo che neanche lei abbia un altro. Da un po' di tempo la vedevo strana, non si parlava se non di lavoro. Dopo cena, quando finalmente eravamo da soli a casa, si piazzava davanti alla televisione e basta".
"Ma... sesso?"
"L'abbiamo sempre fatto, bene, anche se dovevo sempre chiedere io" - ... silenzio imbarazzato... - "Insomma, dopo quasi trent'anni insieme mi aspettavo ogni tanto qualche slancio, per ravvivare la solita minestra. Sarà la pre-menopausa, sarà qualcos'altro, non so, ma da quattro mesi non si batte chiodo. Ogni tanto buttavo lì una battuta, una provocazione: conosci Claudia, non è stupida, e le cose le capisce al volo. Invece niente, nessuna reazione".
Pausa di silenzio.
"Sai, è come quando ti innamori: sai che sei innamorato, ma non sai definire cos'è. Così arrivi ad un punto che capisci chiaramente, lo avverti, anche se non sai definire come, che è finita. Martedì sera mi decido ad affrontare l'argomento. Le dico: mi sembra che ci sia qualcosa che non va, è tutto finito?"
"Sai cosa mi ha risposto? Se lo dici tu. Chiusa la discussione. Nessuna reazione, nessun non dico dolore, ma almeno rammarico, acqua fresca, come se essere stati insieme per trent'anni sia stata acqua fresca. Nessun impeto d'orgoglio per dire, eh no, non butto via così trent'anni insieme. Cazzo, abbiamo messo su una famiglia insieme".
Giorgio sta facendo i bagagli e, sembra, la cosa non tocca minimamente Claudia.
Cosa sta succedendo? Com'è che le coppie scoppiano così da un giorno all'altro? Capisco i ragazzini che si conoscono sui banchi di scuola, capisco che crescendo non sempre i percorsi coincidono, subentrano altri interessi, altre idee, altre esperienze, ma non capisco come può succedere che una persona imploda.
Ai tempi delle prime lotte femministe (il corpo è mio e me lo gestisco io) nelle donne c'era una ricerca di identità del proprio ruolo nella famiglia e nella società. Lotte sacrosante. Ora mi pare che la ricerca è nel mandare affanculo gli uomini, per il puro gusto di farlo, come a dire: io sono donna, sono autosufficiente, e non me frega un accidente né di te né di voi, maschi in genere. Io sono io, punto e basta.
Poi sento nei dibattiti televisivi di metà pomeriggio: dovete crescere, cari uomini, diventare maturi, non siamo il vostro zerbino. Io sono cresciuto con altri princìpi, come quello della democrazia anche nella vita di coppia; quando una persona vuole sopraffare un'altra, non è più democrazia, ma dittatura.
Prima era da una parte, ora sta arrivando dall'altra?
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ha colpito la notizia di qualche giorno fa di quel nonno che a 91 anni si è laureato. La difficoltà più grande, secondo quanto affermato dall'attempato studente, è stato imparare l'uso del computer e di Internet. Ora, visto che anche tra i cuochi esiste molta ignoranza informatica, vorrei dare un piccolo contributo personale, anche se chi legge un blog per forza di cose usa già bene o male un pc e va in rete.Etichette: Ingredienti, Ostriche e peperoncino, Uno sguardo in sala

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